L'OASI a Terracina


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Missione Cambogia/Myanmar 2005

Associazione OASI

Cambogia – Phnom Penh - 10 Dicembre 2004 – Smokey Mountain (Discarica di rifiuti) “La prima cosa che mi colpisce appena scendiamo dal pulmino non è la puzza, ma la distesa infinita di immondizia dimora di centinaia di persone nella maggioranza bambini. Dò una caramella ad una piccola bimba, avrà forse un anno o poco più, lei salta di gioia e io piango dal dolore… come è possibile????!!!!!!!… E’ tutta nuda, tutta nera, ma non per il colore naturale della pelle, ma perché le uniche cose che la circondano da quando è nata è puzza, immondizia, mosche…. DIO AIUTALI… penso ad Alice la mia piccola nipotina sua coetanea, bianca di carnagione e bianca per la continua pulizia… Alice prende qualcosa dal pavimento e la mette in bocca, subito le viene tolto di bocca e riceve il rimprovero… la bimba della discarica invece prende un pezzo di arancio fradicio nel mezzo dell’immondizia e riceve l’applauso perché a un anno o forse due, in mezzo ad una distesa di rifiuti è riuscita a procurarsi il cibo… Alice dalla mattina alla sera non fa altro che chiedere di stare in braccio… la bimba della discarica non sa nemmeno cosa significa stare in braccio…Alice gioca, sporca il pannolino e di corsa viene cambiata… la bimba della discarica non ha nemmeno un indumento e la sua pipì con la sua cacca scorrono tra le sue piccole gambine… PERCHE’? PER QUALE MOTIVO ACCADE TUTTO QUESTO? Mi hanno insegnato a non chiedermi il perché, ma a chiedermi COSA POSSO FARE IO?
Contribuirò ad un piccolo progetto che con i miei soldi in più, (per me superflui) permetteranno alla bimba della discarica di avere una baracca non sopra l’immondizia… le permetterò anche di andare a scuola, le permetterò di ricevere un pasto sicuro al giorno e forse le permetterò anche di ricevere qualche giocattolo o qualche maglia fosse anche di lana (in un posto in cui in inverno si superano tranquillamente i 30°), che un gruppo di privilegiati dall’Italia porterà loro…IN REALTA’ NON FARO’ ALTRO CHE PERMETTERLE DI VIVERE!”
Questa è una delle pagine tratte dal diario scritto durante il mio soggiorno nella particolare terra del Sud Est Asiatico e più precisamente nella nazione della Cambogia e Myanmar (ex Birmania). Lo scorso 6 Dicembre infatti con un bagaglio costituito da oltre 8 valigie cariche di indumenti nuovi, gentilmente offerti da ditte locali e non, e con una offerta d’amore in danaro, sono partita alla volta di questa terra a me e a voi tanto sconosciuta fino a che, tragicamente, lo scorso 26 Dicembre è divenuta oggetto delle prime pagine di tutti i giornali mondiali e la prima notizia di tutti i rispettivi TG.
“GRAZIE SIGNORE” queste sono le prime parole che sgorgano dal mio cuore e che sento di condividere con Voi ripensando all’esperienza da poco vissuta lì. Il mio ringraziamento infatti sale a Dio innanzitutto perché con questo viaggio ha realizzato il desiderio del mio cuore, e poi perché concedendomi di vivere questo speciale tempo di grazia in questo mondo tanto diverso, tanto complesso e di duro impatto, tra mille emozioni di gioia, di dolore, di amore, di difficoltà mi ha fatto sperimentare ancora una volta la Sua bontà, misericordia e la Sua presenza di DIO che mai ci lascia e ci abbandona.
Questo viaggio, infatti, al contrario dei precedenti in Tanzania e Argentina di cui conservo un preziosissimo ricordo, lascia in me una traccia più profonda che a distanza di pochi giorni dal rientro ancora non riesco a comprendere completamente: troppi i vissuti, troppe le immagini scolpite dentro di me, troppe le emozioni contrastanti e troppo forse lo sconvolgimento nell’impotenza di chi improvvisamente si trova ad essere spettatore di scene drammatiche vissute non da lontano attraverso uno schermo televisivo.
Lo Tsunami, inteso come morte e distruzione, nell’entroterra dei paesi del Sud-est Asiatico, è arrivato molto prima del 26 Dicembre 2004!
Scene di estrema povertà, di indicibile orrore, di incomprensibile dolore sono la quotidianità che da anni caratterizza la vita di migliaia di persone e soprattutto bambini innocenti sia in Cambogia quanto in Myanmar. La storia della bimba della discarica è solo una delle tante nelle quali mi sono imbattuta in questa mia permanenza asiatica. Potrei raccontarvi infatti di come, sempre nella discarica, le persone si stessero sfamando mangiando un cane o di quanto al contatto con quei bambini sentivi la loro pelle tanto diversa dalla nostra… essere accarezzati da loro sembrava essere raschiati, semplicemente perché la pelle delle loro mani abituate a procacciarsi cibo e quant’altro ha sviluppato uno strato di epidermide spessissimo e durissimo… oppure potrei raccontarvi del neonato di due mesi del villaggio di Stung Treng a 6 ore di distanza da Phnom Penh la capitale, che a fatica riusciva a respirare, perché sull’orlo di morire di fame… latte in polvere gliene abbiamo comprato, ma non sapremo mai se i genitori, con altri 5 figli più grandi da sfamare, abbiano preferito darlo al piccolo o l’abbiano venduto per provvedere del cibo almeno a loro … LA FAME in un paese come la Cambogia porta anche questi gesti estremi e per noi inaccettabili… ricordo ancora quale difficoltà per me salire sulla loro vecchissima capanna, formata di legno in molte parti fradicio e con la pavimentazione in canne di bambù tagliate a metà, e che odore nauseabondo, forse provocato anche dalla presenza di un gattino loro co-inquilino unico divertimento dei bimbi, e ancora che immagine dolorosa la giovane donna davanti a me, (mamma del neonato), senza una gamba e senza un occhio a causa di una mina… o ancora Pho e Cho, i due piccoli di Phnom Penh che ogni sera vagano per le strade raccogliendo rifiuti e avanzi, loro unica forma di sostentamento… Pho e Cho hanno 8 e 12 anni ma a vederli sembrano nostri bambini italiani di 5 e 7 anni… dovevate vederli dopo il nostro invito a cena sulla strada polverosa del mercato russo, il più piccolo un po’ più in carne era gioioso e avreste dovuto vedere i suoi occhi quando gli hanno messo il piatto di cibo che pur bruciando, ha divorato nel giro di pochi minuti… il suo compagno più grande di età ma fisicamente più esile aveva degli occhi spentissimi e riusciva a malapena a parlare, forse perché imbarazzato o forse (e per me più probabilmente) perché non ne aveva le forze… gli occhi e il viso di quei bambini non li dimenticherò per tutto il resto della mia vita. Cerco di spiegarmi il perché si arrivi a una tale drammatica condizione e trovo una parte delle risposte ripercorrendo la storia di queste due nazioni. L’origine infatti dei problemi in Cambogia possono essere ricondotti storicamente a quando intorno agli anni 70 la popolazione ha dovuto sopportare prima il tragico genocidio ad opera dei Kmer Rossi (ciò che ancor oggi ti colpisce percorrendo le strade cambogiane è la quasi totale inesistenza di anziani, giovani che allora furono quasi completamente sterminati ) e la prolungata guerriglia che ha avuto termine solo nel 1998 al contrario invece dei problemi provocati in Myanmar dal regime militare ancora vigente e che ancora oggi se non in maniera eclatante continua a disseminare paura, morte e che fa della ex Birmania uno dei paesi più impenetrabili al mondo.
Una cosa ho compreso con questa ulteriore esperienza e cioè che il VOLTO TRAGICO DELLA POVERTA’ è uguale in Cambogia, come in Myanmar, Africa, Argentina e chissà quanti altri paesi del mondo realmente difficile da testimoniare attraverso poche righe e immagini. Questo viaggio si è rivelato sin dal primo giorno più impegnativo e difficile… non sono mancati momenti di prova, di sconforto, di nostalgia perché lontana dalla mia amata famiglia… di difficoltà per il diverso stile di vita, ma altresì non sono mancati momenti di gioia, di vera felicità vissuta in semplicità con dei meravigliosi bambini per i quali ero diventata un membro della loro famiglia e che in quel momento soprattutto per me erano diventati tutta la mia famiglia… non sono mancati momenti divertenti nell’affrontare le novità a cui il loro stile di vita ti costringeva. E’ vero, non è stato facile entrare nel loro mondo, ma è bastato un po’ di tempo in più per incominciare a comprenderli, accettarli, accoglierli e soprattutto ad amarli… e nonostante (e soprattutto appena appresa la notizia del disastro dello Tsunami,) ci siano stati momenti di amarezza, sfiducia e delusione considerando a che cosa fosse servito fare quel lungo viaggio dall’Italia rendendo felici poche centinaia di orfani contro le migliaia che proprio in quel momento stavano nascendo… ricordando i volti sorridenti dei precedenti orfani incontrati e aiutati, la riconoscenza dei più anziani, la gioia dei fratelli e sorelle in Cristo visitati, la felicità dei medici nel ricevere i medicinali, ho vinto quel senso di sconfitta che mi ha portato e mi porta a dire che NE E’ VALSA LA PENA lasciare casa nel periodo natalizio, NE E’ VALSA LA PENA soffrire un po’ per i disagi avuti, NE’ E’ VALSA LA PENA spendere i soldi per quel viaggio, ma soprattutto NE E’ VALSA LA PENA partire per queste nazioni nel nome Santo di Gesù! Molti prima di partire mi hanno detto che sarebbe stato meglio spendere i miei soldi del viaggio per qualche progetto, ma quei molti non sanno che oggi quei soldi sono stati investiti in una vita il cui unico scopo è diventato quello di essere di aiuto per loro. Ancora un po’ di giorni e i riflettori delle tv di tutto il mondo si spegneranno e del Sud Est Asiatico rimarrà solo il triste ricordo di una terra diventata luogo di morte per centinaia di occidentali, io, che per grazia di DIO, ho avuto la possibilità di conoscere quei luoghi, quel popolo e quella cultura continuerò a ricordare al contrario l’Asia come un posto che a me non ha tolto nulla, ma che mi ha dato tanto, un posto nel quale spero di ritornare presto… A Dio, alla mia amata famiglia carnale e spirituale, alle Associazioni, alle ditte donatrici, ai parenti, amici e Voi tutti che avete vissuto con me questa speciale avventura, il ringraziamento più grande dal profondo del cuore.
Possa DIO stesso ricompensarVi di tutto l’amore donato!
Dio ci benedica!
Emanuela


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